Loreto Scipione

Loreto

Beato Don Carlo Gnocchi       Loreto Scipione

Sulle orme del Beato Don Carlo Gnocchi. 

Non tutti sanno che il Beato Don Carlo Gnocchi fu ufficiale cappellano volontario degli alpini prima col battaglione Val Tagliamento nei Balcani e dopo in Russia con la divisione Alpina “Tridentina” con il Generale Reverberi, e che partecipò come cappellano alla battaglia di Nikolaevka. Una volta tornato in Patria intraprese un viaggio nella penisola portando le memorie dei caduti ai loro familiari.
In seguito entrò a far parte dell’O.S.C.A.R. aiutando gli ebrei e prigionieri alleati a riparare in Svizzera. Più di una volta fu arrestato ma, grazie all’arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster fu sempre liberato. Proprio in carcere maturò l’idea di creare il centro caritatevole per la raccolta dei bambini mutilati di guerra “Pro Juventute”. Ma, tra le sue lodevoli azioni, il vero miracolo lo fece poco prima della sua morte donando le proprie cornee a due ragazzi divenuti ciechi a causa della guerra. Era il 28 febbraio del 1956 e il professor Cesare Galeazzi, che effettuò il trapianto, ebbe diversi problemi con la giustizia, il fatto, però, accelerò in Italia la normativa per l’espianto degli organi (D.L. n. 235 del 3 aprile 1957).
A questo punto i dibattiti sulla vicenda si intersecano con il mio mondo familiare. Mio padre, infatti, seguendo televisione e quotidiani ribadiva spesso la sua volontà di donare gli occhi, una volta deceduto. Purtroppo non fu possibile attuare il suo desiderio, date le circostanze della sua morte. A noi figli, però, rimase l’idea e il voler fare qualcosa per aiutare le persone sofferenti, cominciando con l’iscrizione all’AVIS.
Quando mio fratello Loreto, colpito da ictus, morì il 26 marzo 1997 a 52 anni, memore di certe situazioni e discorsi pregressi, proposi di donare i suoi organi; la moglie, i suoi tre figli e mia madre acconsentirono senza indugi e grande fu anche la commozione degli stessi medici del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Popoli all’inaspettata richiesta: sarebbe stato, come è stato , il primo espianto effettuato in Valle Peligna. La sera del 27, dopo il funerale, fummo avvisati dall’ospedale che gli interventi di trapianto avevano avuto esiti positivi.
La consapevolezza che questo gesto avesse ridato una buona qualità di vita a cinque persone mitigò un po’ il dolore per la morte di Loreto.
Aveva prestato servizio militare, come Alpino, a Mondovì, ad Orvieto, a L’Aquila e a Sulmona (all’epoca era già sposato con due figli).

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