Il raduno, ovvero riflessioni di un over 70 (Francesco Scipione)

Per un vecchio alpino cosa c’è di più bello se non assistere alla sfilata del raduno? con lo sguardo cerca di riconoscere i suoi fratelli d’arma: giovani, chiome e barba nera, petto possente, sguardo fiero e passo potente. Però vede solo pance che impediscono di vedere la punta dei piedi, barbe canute, camicia stretta alla pancia e con le maniche lunghe perché le spalle ormai cadenti  le fanno  sembrare lunghe, passi che si trascinano e cercano di mantenere il ritmo dato dalla grancassa della fanfara aiutandosi con le spalle, ma dopo tre o quattro passi si perde il ritmo, qualcuno col bastone ma lo sguardo è sempre quello fiero e pieno di orgoglio che si accende e ringiovanisce quando si indossa il Cappello. Non sai se sta vedendo dei ventenni di settanta anni o dei settantenni di venti. Allora forse è meglio vedere  se ricorda qualcuno di un determinato paese: ecco, si, di quel paese ricordo fosse  originario Tizio, un ragazzo con una chioma nera corvino e una barba con i riflessi ramati: Allora chiedo: qualcuno conosce Tizio? E più voci lo chiamano ed ecco che si avvicina un vecchio con i capelli e il pizzetto bianchi, dopo un attimo di esitazione si abbracciano. Eppure quando era recluta con Tizio non ci fu un buon rapporto: caporale istruttore, gli fece un bel gavettone e una sera cercò anche di non farlo andare in libera uscita. Ma queste sono sciocchezze, l’importante aver ritrovato un “Fra” di naia di cinquant’anni fa.

Felice e pensoso torna a casa ma durante il tragitto si ferma a guardare attraverso lo specchio di una vetrina e vede un vecchio con il cappello alpino e una barba bianca, una bella pancetta, una giacca con le maniche lunghe e gli occhi umidi.Un nodo alla gola. Però gli torna alla mente un passo di Ovidio: quello di Milone, lottatore greco e della bellissima Elena di Troia:

Milone-Elena:

Simile all’onda premuta dall’onda,

che essa stessa incalzata incalza e preme

quella che la precede, in ogni istante

il tempo fugge e insegue, mai lo stesso.

Tutto fluisce. E come non può un fiume,

così non può arrestarsi l’ora lieve.

I nostri corpi, anch’essi, senza tregua

vanno cambiando aspetto ogni momento:

quello che siamo stati, ciò che siamo,

non saremo domani …

Piange Milone, vecchio, quando vede

pendere inerti e flaccide le braccia,

un tempo pari a quelle dell’Alcide.

Ed Elena, guardando nello specchio

le sue rughe senili, si domanda

perché l’hanno rapita per due volte.

(Ovidio, Metamorfosi, XV, 178-234, Traduzione Prof. Vittorio Monaco)

 

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