da un diario (Antonio del Beato Corvi)

Prima di accingervi a leggere questo racconto é bene fare un piccolo preambolo:
E’ un racconto, quindi di fantasia, scritto dall’amico degli Alpini Antonio del Beato Corvi, poeta dialettale, scritto in una notte dopo essere stato ad una cena alla sede degli Alpini di Sulmona. Lui é stato sergente di fanteria e non rinnega quella che é stata la sua naia infatti, a un certo punto del racconto ci tiene a scrivere. “e non erano alpini”. Avrei potuto censurare la frase ma non me la sono sentita anche perché Antonio può averla interpretata, dopo aver letto “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, vicende che lo hanno profondamente colpito data la sensibilità del suo animo di Poeta, “gli alpini non fuggirono ma al grido di “Tridentina avanti” ruppero l’accerchiamento evitando l’annullamento totale della nostra armata. (Francesco Scipione)

Da un diario.
…. e nevica, nevica, imperterrita scende la neve. La pianura davanti diventa  di un biancore accecante allorché cessa la tormenta. Rintanati dentro la trincea siamo come tanti sorci in attesa del gatto che farà di noi un buon pasto anche se siamo decisi a vendere molto cara la nostra pelle….Si ma come? ..Con le  mitragliatrici i cui congegni semicongelati non danno alcuna garanzia. Toccare il freddo  grilletto del fucile vuol dire restarvi attaccato sempre causa il gelo. Stiamo morendo di freddo. Il vestiario è insufficiente anche se abbiamo messo addosso oltre al nostro cappotto anche quello degli amici che ci hanno lasciato in questa guerra stupida . L’ora ics, c’è ancora un ora ics ?  Spuntano all’improvviso ,protetti dalle loro buone e calde divise bianche che ben si confondono nella neve. Strisciano silenziosi e quando li scorgi e quasi sempre troppo tardi. Eppure siamo ancora qui.  E’ arrivato l’ordine, ripiegare…abbandonare la posizione…. stare attenti a non farsi notare….Si ma come? Questi inutili abiti grigioverdi si stagliano nel bianco della neve come tante sagome in un tirassegno. Strisciare fino a portarsi fuori della linea di tiro. Lasciare una retroguardia…perchè ? Per aumentare, se va bene, il numero dei prigionieri o dei morti?

Eppure gli ordini vanno eseguiti. Si striscia silenziosi fuori da questa maleodorante trincea. E’ notte, nevica, è grosso il rischio  di sbagliare direzione. La stanchezza e il freddo invitano a chiudere gli occhi e a dormire. Ci hanno detto: “Il primo nemico è il sonno,guai a chiudere gli occhi e lasciarsi andare. Si muore”.  Resisto, striscio accodandomi ad altri che mi precedono. Bevo? Mangio neve? Striscio nel massimo silenzio. Un sollievo alla notizia che in trincea sono solo restati amici ormai da tempo purtroppo morti e  congelati. Da lontano sembrano vivi messi in postazione dietro ad un paio,forse quattro mitragliatrici che non funzionavano già più . Continuano a combattere  anche da morti ,sia gloria a loro.

Albeggia, ci siamo allontanati  un bel pò. Siamo quasi a ridosso della seconda linea, saltiamo nelle trincea. Nel trasferimento abbiamo perso altri amici.Forse morti? Mi auguro che si siano persi. Ecco arrivano ancora altri, meno male. Ci contiamo,mancano solo  quattro, aspettiamo fiduciosi. Nevica, nevica, non si capisce se è un aiuto di Dio  questa tormenta di neve oppure ….

E difficile scrivere con questo mozzicone di matita, e con le mani ghiacciate…. Non so neanche se ne vale la pena….ma mi aiuta….

è quello che sto vivendo …un sogno…un incubo….tutto vero.

Questa notte si lascia anche questa seconda linea.Cerchiamo di raggiungere e  compattarci  ancora più dietro per essere in grado di resistere al meglio alla controffensiva in atto –ci dicono-in effetti è una ritirata. La mia mula mi ha aiutato finchè ha potuto, poi …l’ho vistamorire ferita, lei,al posto mio. Ha fermato con il suo corpo il proiettile che  era destinato a me, che lei distesa, riparava. Gli ho chiuso gli occhi…la neve l’ha sepolta. Se esiste un aldilà spero di ritrovarla. Gli volevo bene, mi voleva bene . Una brodaglia semifredda ,meglio di niente… due gallette….  Il freddo …il gelo…Ripiegati su noi stessi per farci caldo e offrire meno spazio possibile al vento ed alla neve, passa il giorno. Scende la sera, il biancore della neve  sparisce mano a mano. Via, si scivola fuori dalla trincea. Un altra notte di viaggio. In Lontananza si odono spari. Stanno assaltando la trincea che abbiamo lasciato. Scopriranno l’inganno, si daranno all’inseguimento. Bisogna fare presto per raggiungere l’altra linea, Siamo completamente scoperti. Non si striscia più ora si cerca di correre. Operazione quasi impossibile con questa neve, con questa stanchezza,  solo la  disperazione…..Cinque del mattino in tempo, eccoci al riparo della terza linea, siamo ora in tanti, potremo resistere, forse, ma non troppo. L’ordine resta sempre quello…è ora ben chiaro…disfatta, ritirata. Dio ci aiuti.

Poco cibo, scarse munizioni, poche bocche da fuoco. L’ordine ancora lasciare la trincea pochi per volta. Tiriamo a sorte a chi va per prima. Alcuni notte tempo comunque  sgaiattolano  via. Non sono alpini.

Siamo ormai rimasti in pochi…Li sentiamo arrivare… rumori ovattati di motori…Aspettiamo l’assalto…. Eccoli….

Non sono loro , no non sono russi. Una colonna mista italo-tedesca. Un passaggio . Siamo talmente pochi i rimasti che la cosa è possibile. Forse rivedrò casa mia…

Pagine di  un  diario trovato fra i resti di un camion che una mina ha fatto saltare in aria

Antonio Del Beato Corvi

 

 

Un commento:

  1. Daniela Ledonne

    Sempre il top

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