Un piccolo gesto

 Il gruppo Alpini di Sulmona con una piccola cerimonia, presenti l’assessore Antonio Angelone e il consigliere comunale Fabio Pingue unitamente la presidente della fondazione CARISPAQ, riconsegna alla città i quattro monumenti che ha restaurato. I lavori, a titolo completamente gratuito sono stati fatti dai soci Giovanni Faraglia e Silverio Le Donne per la lapide, dai soci Gabriele e Umberto Malvestuto, ditta GA.BA restauri per i tre monumenti e da Emidio Verrocchi, ditta Verrocchi Edilizia e dal socio Giovanni Faraglia per quello che riguarda i monumenti. La ditta Stati marmi ha donato i marmi, la Fondazione Carispaq, la ditta GAS di Gennaro Angelone, l’associazione culturale Carlo Tresca e la CGIL hanno contribuito per i prodotti usati per gli interventi. Con questo piccolo gesto il Gruppo Alpini vuole dare un segnale affinché anche le altre associazioni di volontariato facciano qualcosa di utile alla città e non siano tali solo sulla carta. 

Prima del restauro

dopo il restauro a cura di G. Faraglia

La lapide, in pietra del Morrone, fu realizzata, donata alla Città e posta vicino alla fontanella di Corso Ovidio, a sottolineare l’abbondanza e la freschezza delle acque, dal Capogruppo Carlo Casciato con l’incisione dei primi versi dei “Tristia” di Publio Ovidio Nasone, poeta latino nostro concittadino:

Sulmo mihi patria est.
gelidis uberrimus undis.

 

 

 

 

 

 

Carlo Tresca prima del restauro

Carlo Tresca dopo il restauro a cura di G. Malvestuto (Ga.Ba. restauri)

Carlo Tresca fu un anarchico e sindacalista che fu ucciso a New York dove si era rifugiato per sfuggire al carcere nel 1904 (condanna che gli fu inflitta per calunnia e per le sue idee politiche), e non è ancora chiaro se fu ucciso dalla mafia per le sue lotte sindacali o dai fascisti se non in complicità fra loro. Una dettagliata biografia è pubblicata su Wikipedia.

 

 

 

 

 

 

Ten. Col. Giuseppe Tirone

Ten. Col. Giuseppe Tirone dopo il restauro a cura di G. Malvestuto (Ga.Ba. restauri)

Il Ten. Col. Giuseppe Tirone, cui è dedicata la nostra sede, decorato di Medaglia d’Argento fu il più giovane ufficiale promosso Capitano sul campo durante la prima guerra Mondiale e si distinse, per questo fu decorato di Medagliad’Argento, nei monti della Grecia, ferito fu rimpatriato e dopo l’otto settembre non volle aderire alla repubblica di Salò e mentre organizzava la resistenza a Gorizia, tradito da una spia fascista fu deportato in Germania a Flossemburg dove trovò la morte per gli stenti patiti cui gli internati Italiani erano sottoposti non avendo lo stato di prigionieri di guerra.

 

 

 

 

C.M. Armando Ranucci

C.M. Armando Ranucci dopo il restauro a cura di G. Malvestuto (Ga.Ba. restauri)

Il C.M. Armando Ranucci era un Alpino di leva e, durante un’ esercitazione ad Attimis (Ud) vedendo il suo comandanteTen Malesani, in difficoltà per l’aumento improvviso delle acque del torrente Malina non esitò a raggiungerlo nel tentativo di salvarlo ma entrambi perirono. Armando Ranucci fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare e di medaglia d’oro al valor civile. La medaglia d’oro fu conferita dall’associazione mondiale Carnegie, che ogni anno premia chi compie atti di valore in tempo di pace.

Francesco Scipione

 

 

Un commento:

  1. Che questo possa essere solo l’inizio di una serie di restauri…

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