Le “Fate” della Protezione Civile di Sulmona

Di seguito le impressioni delle ragazze della Protezione Civile ANA di Sulmona. Ho voluto di proposito riportare integralmente il testo da loro scritto:
Miriana che ancora smaltiva i postumi della sua festa di laurea ha subito indossato la tuta ed è partita per la tendopoli di Montereale.
Mariachiara che ha dovuto lottare un po’ con il suo datore di lavoro.
Dalila che ha rinunciato al suo sabato libero per dedicarsi come Mariachiara e Miriana (appena tornata da Montereale) alla colletta alimentare.
Si sono rese conto di come reagisce la gente alla richiesta di collaborazione materiale alla solidarietà. Tutte e tre sono rimaste profondamente colpite ed entusiaste di essere state protagoniste effettive di gesti di solidarietà che per molti è solo una parola. Bellissime le reazioni quando hanno indossato la tuta: é abbondante, il pantalone mi va largo, ecc…, per non parlare delle scarpe,  ho loro spiegato che gli abiti di lavoro devono essere comodi e che non andavano ad una passerella di miss. Una risata e tutto a posto: si parte.  (F.S.)

L’esperienza a Montereale
Prima di partire per la mia primissima “missione”, essendo una new entry del gruppo di protezione civile e curiosa di conoscere le caratteristiche della location che mi aspettava, ho dato un’occhiata alla descrizione online di Montereale, il numero dei suoi abitanti, le chiese presenti, il lago, per non parlare del bellissimo paesaggio che circonda questo paese. Effettivamente sul posto ho visto con i miwp_20161124_022ei occhi i punti appena elencati ma ho visto, purtroppo, anche tante altre cose che Wikipedia non elenca. Come volontari il nwhatsapp-image-2016-11-25-at-09-45-07ostro compito é stato quello di fare assistenza a 360 gradi, a partire dal controllo quotidiano delle tende distribuite per le oltre dieci frazioni adiacenti a Montereale, ma soprattutto assistenza a chi le tende le usa ormai come unica dimora. Ho avuto la possibilità, grazie a Carlo Mosconi, di imparare i passaggi fondamentali per montare una tenda, come gonfiarla, come fare i nodi alle corde per poi fissare i picchetti e purtroppo anche come smontare le tende. Dico purtroppo perché una delle tende che il comune di Montereale ci aveva comunicato di smontare era diventata a tutti gli effetti la casa di una famiglia, o meglio un luogo sicuro dove poter almeno passare la notte, a causa di un corteo funebre che doveva attraversare proprio la strada in cui erano state montate le tende. ” Dove andremo a dormire noi stanotte? Mi hanno detto che casa mia é inagibile, non ci posso stare! ”  Queste sono state le parole che più mi hanno colpito di questa famiglia e le lacrime inevitabili del nonno. Ma non solo, ho conosciuto le storie anche di altre persone a cui il terremoto ha cambiato totalmente la vita. Cinzia, per esempio, un’infermiera che è sopravvissuta al terremoto de L’aquila che la scaraventò giù violentemente dal sesto piano del palazzo in cui abitava, che non sa quale sia effettivamente la sua casa da ormai 7 anni e che per paura preferisce dormire nel campo dove siamo stati tutti noi, al caldo e lontano da strutture che potrebbero crollare da un momento all’altro per una scossa. Poi la storia di uwp_20161124_044n signore di Roma di cui non so il nome ma che mi ha commosso più di tutti: mi ha raccontato per filo e per segno i suoi sacrifici, i tre lavori che ha fatto per mantenere la sua famiglia, le ferie trascorse a fare il terzo lavoro, le case che ha comprato ai figli e la morte della moglie che lo ha lasciato da solo ad affrontare il post-terremoto. Poi ancora Federico, un bambino di 8 anni, che cerca faticosamente di addormentarsi in questa grande palestra con altre persone che parlano tra loro, che la mattina alle 7 si sveglia e affronta il primo freddo per andare a casa a prepararsi velocemente per poi aspettare il pullman che lo porterà a scuola. Le altre storie invece le raccontano direttamente le frazioni che abbiamo controllato mattina, pomeriggio e notte che prima di essere abbandonate erano piene di vita, soprattutto d’estate, come ci hanno raccontato. Qualcuno che ancora resiste lo fa per gli animali e le terre da lavorare o perché semplicemente non sa dove andare e non vuole abbandonare il paese che lo ha visto nascere e crescere, come dargli torto d’altronde.
Essendo stata la più giovane del gruppo, in mezzo a cinque volontari con un’esperienza molto ampia alle spalle, ho imparato tanto da loro, soprattutto a livello personale, e posso concludere che come prima esperienza é stata ricca e intensa, di emozioni, di sensazioni, di insegnamenti e freddo, tanto tanto freddo. (Miriana Di Tirro)

È la prima volta che partecipo alla colletta alimentare,perché quest’anno ho deciso di iscrivermi allawhatsapp-image-2016-11-26-at-12-03-30 protezione civile ANA di Sulmona.
Come inizio di volontariato ho deciso di aiutare gli alpini di sulmona per la 20° colletta alimentare 2016,è stata un’esperienza unica e indimenticabile è stato un gesto che lo farei altre 1000 volte,vedere bambini con occhi
pieni di gioia porgere gli alimenti sul banco è stato commovente,persone avvicinarsi con il sorriso senza chiedere spiegazioni e aiutare automaticamente sapendo già il motivo per cui eravamo lì .
Ringrazio gli Alpini di Sulmona e colleghi della protezione civile ANA per la giornata passata insieme in armonia e serenità ,e un grazie va alle persone che hanno contribuito alla 20° colletta alimentare 2016. (Mariachiara Grossi)

Il 26 novembre è stata la giornata della colletta alimentare, durante la quale diversi volontari in diversi punti vendita hanno promosso un gesto concreto di solidarietà: fare la spesa per chi è povero e bisognoso. Quest’anno ho vissuto tale iniziativa dalla parte dei volontari, dalla parte di coloro che sensibilizzano le persone, e gli atteggiamenti espressi sono stati diversi… Alle volte non c’è bisogno di dire nulla, la gente entra nel supermercato e con un gran sorriso prende la busta; alcune volte è meglio non avvicinarti nemmeno, lo sguardo parla da sé: “io non do niente a nessuno, quindi non mi dire niente”. Ma la cosa bella è stato vedere come la maggior parte delle persone abbiano risposto positivamente alle nostre parole e ci abbiano dato un loro contributo.
Il sentimento da cui parte l’iniziativa è la solidarietà, un valore degno di essere coltivato.
“Non si può distogliere lo sguardo e voltarsi dall’altra parte per non vedere le tante forme di povertà che chiedono misericordia” (Papa Francesco)whatsapp-image-2016-11-27-at-13-33-26
Che tu sia credente o meno, non si può non soffermarsi sull’importanza di queste parole: semplici, ma che muovono gli animi umani. È proprio questo l’intento della giornata: fare qualcosa di concreto non chiedendo nulla in cambio.
Sono rimasta stupita dal modo in cui è organizzato il lavoro: io ed altri quattro volontari abbiamo infatti preparato fin da subito una serie di scatoloni, all’interno dei quali abbiamo messo la spesa donata, suddivisa per prodotto: latte, zucchero, pasta, alimenti per l’infanzia, omogeneizzati ecc. Ogni scatolone pieno è stato chiuso, pesato, registrato e messo da parte.
Dall’organizzazione si è passati quindi al contatto umano e al vero lavoro di raccolta. Durante la giornata ho riscontrato differenze, per così dire, generazionale e sessuale: la prima riguarda l’atteggiamento delle persone anziane, alcune molto diffidenti, altre più predisposte ad ascoltare e a partecipare, mentre tra le persone più giovani c’è stata una partecipazione generale, senza borbottii. La seconda diversità, invece, è parsa alquanto divertente: la maggior parte del genere maschile non ha partecipato non per diffidenza, bensì per una mancanza di “autorevolezza”. È stato interessante ascoltare quindi le loro risposte: “ho soldi solo per comprare il pane”, “dopo passerà mia moglie e ci penserà lei”, “ha già fatto mia moglie in un altro supermercato”… d’altronde, dietro un grande  uomo, c’è sempre una grande donna!
Volendo riportare il discorso alla serietà, concludo con le mie impressioni sulla giornata che è risultata consistente per lo scopo e che mi permette di ritenermi piuttosto soddisfatta per la bellissima esperienza fatta. L’occasione mi ha permesso di conoscere gente nuova, propositiva e disponibile ad accogliere e a formare nuovi volontari, vivendo quindi momenti ricchi di umanità e sensibilità. (Dalila D’Augusto)

 

 

Un commento:

  1. Tre ottimi acquisti…brave!

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