Grandi donne per una grande Guerra (Gen.B. c.a. Italo Giammarco)

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2L’assenza di tanti uomini chiamati a combattere provocò delle conseguenze molto pesanti a livello economico e sociale.
I nuclei famigliari erano principalmente di origine contadina, legati alle consuetudini e alle tradizioni: i maschi lavoravano fuori dalle mura domestiche mentre le donne accudivano i figli e sbrigavano le faccende di tutti i giorni. Nel 1915 i posti lasciati liberi furono coperti dalle donne, che mai sarebbero state chiamate al fronte. Il loro ruolo, così passò da “angelo del focolare domestico” a membro attivo dell’economia e della società. Esperienza non del tutto nuova, infatti contribuivano al lavoro nei campi e la loro presenza era già significativa nel settore tessile.
Ma adesso occupavano anche : la metallurgia, la meccanica , i trasporti e mansioni di tipo amministrativo, moltissime vennero impiegate nell’industria bellica , le crocerossine fornirono assistenza ai soldati, altre confezionavano da casa indumenti da inviare al fronte.
Lavorarono come braccianti agricole, cuoche, medici, telegrafiste, dattilografe, macchiniste e poliziotte, continuando nello stesso tempo a svolgere le mansioni domestiche. In alcuni casi servirono anche come combattenti.


LE PORTATRICI CARNICHE

Una delle portatrici carniche si chiamava Maria Plozner Mentil. A Paluzza , fra le m5ontagne della Carnia, si trova l’unica Caserma italiana intitolata ad una donna : Maria, appunto. Sposata, madre di quattro figli, fu colpita da un cecchino austriaco il 15 febbraio 1918 mentre trasportava armi in prima linea. E’ stata insignita della Medaglia d’ Oro al Valor militare nel 1997.


 

6LUISA ZENI

Molte furono anche le donne che, per motivazioni diverse (bisogno di denaro, intenti patriottici o ricerca di avventura), prestarono il loro servizio come spie. Era un’attività molto pericolosa, che comportava, in caso di cattura, l’immediata condanna a morte per impiccagione o fucilazione Fra le più note c’è sicuramente l’olandese Mata Hari ma vi fu anche che la belga Gabrielle Petit, che lavorò per il servizio segreto britannico e l’inglese Edith Cavell. Luisa Zeni era spia per amore del proprio paese. Era triestina, figlia di austriaci, ma si sentiva perfettamente italiana. Il 22 maggio 1915 si infiltrò nelle fila austriache, aveva con se una pistola, una boccetta di inchiostro simpatico ed una di reagente. Durante tutto il conflitto mondiale ha inviato con costanza notizie preziose per il nostro controspionaggio.


Le Donne decorate

7Tra il 1915 e il ’18, ben 174 furono le donne decorate al valor militare per azioni eroiche compiute (una con medaglia d’oro, quattro con medaglie d’argento e di bronzo, ventotto con medaglie d’argento, centoquaranta con medaglie di bronzo)8.

Margherita Kaiser Parodi Orlando è l’ unica donna sepolta nel Sacrario militare di Redipuglia. Durante la guerra fu in servizio come Crocerossina presso la Terza Armata, fronte orientale; infatti, appena diciottenne partì con la madre e la sorella Olga per l’Ospedale della Croce Rossa di Cividale del Friuli. Nel maggio 1917 si trovò sotto il bombardamento nell’ospedale mobile n. 2 di Pieris. Finita la guerra, continuò il suo lavoro a Trieste, dove il 1°/12/1918 morì di febbre spagnola, Fu decorata di Medaglia di bronzo al valor militare : “ per essere rimasta al suo posto mentre il nemico bombardava la zona dove era situato l’ ospedale cui era addetta”.


 La piccola Curie

8Maria Curie nacque a Varsavia nel 1867. Nel 1891 si trasferì in Francia dove si laureò in fisica e quindi in matematica. Sposò Pierre Curie ed insieme si dedicarono alla ricerca, Scoprirono gli effetti della radioattività, insieme a due elementi sconosciuti, il polonio ed il radio. Per ben due volte ottenne il premio Nobel. Nel 1914, dopo l’ inizio della grande guerra, fondò un servizio di radiologia per il fronte, istruendo un centinaio di infermieri nella tecnica radiologica. Aveva installato un apparecchiatura a raggi X su una piccola autovettura ( la piccola Curie) ed insieme alla figlia Irene girava per i campi di battaglia facendo radiografie ai feriti. In Italia esisteva qualcosa di simile per meglio guidare la mano del chirurgo nella ricerca dei proiettili, magnetizzabili, in mezzo ai tessuti umani, venne allestita una autoambulanza fornita di «elettrovibratori». Funzionava perfettamente, fu utilizzata anche dal chirurgo che operò Mussolini ferito in una azione di guerra , ma non sono mai riuscito a scoprire quali principi fisici sfruttasse.


9C’era un altro modo per le donne di fare volontariato per aiutare i soldati nelle trincee: diventare“ madrine di guerra” cioè tenere corrispondenza con i combattenti al fronte. Oltre allo scambio di lettere, cartoline, ecc. Le madrine inviavano generi di conforto (sigarette, saponette, lamette ecc.) nonché oggetti di vestiario, molti richiesti guanti, calzini e passamontagna!

Questo un quadro certamente incompleto del ruolo delle donne durante la Grande Guerra, ma è un doveroso riconoscimento al loro impegno ed ai loro sacrifici.

3 commenti:

  1. Marco Di Silvestro

    Questi sì che sono articoli interessanti…grazie.

  2. italo giammarco

    Tuttavia, a guerra finita, furono licenziate in massa e dovettero lasciare i loro posti di lavoro ai reduci di guerra. Crebbe però la stima nei loro confronti e la demarcazione netta tra lavoro maschile e femminile si attenuò. Ciò nonostante, si ritenne che le donne non potevano ancora avere il voto politico, ma che dovevano “dignitosamente ritirarsi in disparte e riprendere la loro vita domestica e ridare agli affetti familiari la loro indiscussa preminenza”.
    Per motivi di spazio il finale è saltato , nessun problema,eccolo alla vostra attenzione.Grazie.

  3. Monti Antonio

    Sono stato a Paularo la stradina di collegamento a Paluzza e piena di Fortini della Grande Guerra poi si inerpica a Castel Valdaier e ridiscende fino al cimitero di Paluzza. ..

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